Grassi trans: se li riconosci li eviti. Purtroppo sono dappertutto

Sono tra i maggiori responsabili  per l’insorgere di  disturbi cardio vascolari, cancro, squilibri ormonali, malattie della pelle, problemi alle ossa, difficoltà nell’apprendimento e nell’aumento di peso dei bambini , sterilità e difficoltà nell’ allattamento e, pertanto,  bisognerebbe non ingerirne affatto. Purtroppo, stando a quanto riportato dall’Enviromental Working Group, un’organizzazione no profit americana  per la ricerca su tematiche ambientaliste,  i grassi trans si trovano in più di un terzo dei prodotti presenti sugli scaffali dei nostri negozi di alimentari.

I grassi trans usati dall’industria alimentare vengono realizzati in laboratorio aggiungendo l’idrogeno all’olio vegetale per conferirgli uno stato solido a temperatura ambiente e  migliorare le sue proprietà conservanti. In altre parole servono ad allungare  durata della permanenza sugli scaffali dei  prodotti in cui sono contenuti che altrimenti scadrebbero prima.  Sebbene l’EWG si batta da anni per l’eliminazione dei grassi trans dai prodotti di largo consumo, pare purtroppo che la loro presenza sia ancora massiccia. Il gruppo ha passato in rassegna ben 870000 cibi setacciando la presenza di ingredienti contenenti grassi trans. Tra tutti spicca l’olio parzialmente idrogenato: vedere queste tre parole  in una lista di ingredienti fa suonare l’allarme rosso per la presenza di grassi trans. Ma non è il  solo nella lista degli ingredienti che deve farci allarmare : gli oli raffinati come quello  di soia, quello di colza, quello dei semi di cotone e di mais, gli oli completamente idrogenati e persino alcuni emulsionanti come i monogliceridi e i digliceridi contengono tutti  grassi trans, anche se in concentrazione minore.  Anche gli aromi e i coloranti  sono probabili fonti di grassi trans , secondo l’EWG.  Il 27% dei cibi analizzati annoverava nella lista dei suoi ingredienti  oli parzialmente idrogenati, oli completamente idrogenati e  oli raffinati. L’EWG ha identificato più di 400 alimenti con un contenuto di grassi trans superiore o uguale ai 4 grammi per porzione . Non bisogna lasciarsi ingannare nemmeno dalle etichette che  indicano l’assenza completa dei grassi trans all’interno del prodotto ,poiché  le industrie alimentari sono legalmente autorizzate a far passare per prodotti senza grassi trans anche quelli che  contengono una quantità inferiore agli 0,5 grammi per porzione. Sappiamo bene che il conteggio degli ingredienti per porzione fa normalmente riferimento a porzioni molto ridotte, quindi poi, nella realtà, le quantità di grassi trans che ingeriamo sono superiori.

Tra i cibi che riportavano nella loro lista di ingredienti la presenza di grassi idrogenati quelli più ricchi di tali ingredienti sono: le torte  ripiene surgelate (0,83 gr per porzione), i bignè glassati e le merendine (o,65 gr per porzione), torte gelato (0,50 gr per porzione), mini hamburger surgelati  (0,47 gr per porzione), croissant (0,43 gr per porzione), patatine fritte surgelate (0,33 gr per porzione), carne in scatola (0,32 gr per porzione) e i popcorn (0’31 per porzione). Questi sono cibi assolutamente poco sani, ma almeno riportano sulle loro confezioni la presenza dei grassi trans, il che  li rende più facili da riconoscere e quindi da evitare.  Ben più insidiosi e fonte di maggiore  confusione sono quei prodotti le cui confezioni riportano un contenuto pari a zero di grassi trans ma che poi in realtà contengono oli parzialmente idrogenati tra cui i cracker, i grissini,  il pane in cassetta, i cereali per la colazione, i frollini  ( specialmente quelli utilizzati per la base delle cheesecake) e i coni da gelato.

Sono tutti prodotti  di largo consumo che ci uccidono lentamente giorno dopo giorno. In America producono migliaia di vittime ogni anno ed è per questo che si sta procedendo anche per vie legali per indurre le istituzioni governative ad impedire l’uso di questi artefatti chimici da parte dell’industria alimentare.  L’Agenzia per i Medicinali e gli Alimenti americana è stata ,ad esempio, citata in giudizio da un ricercatore novantottenne che si occupa di malattie circolatorie per non aver impedito l’uso degli oli parzialmente idrogenati.